Discorso del Direttore 2018

Il nuovo anno è sempre occasione per tirare le somme e per fare buoni propositi e io non voglio certo esimermi da questa incombenza.

Cominciamo con quanto fatto nel 2017. 

Al di là dei corsi, ben 7 proposti, anche se le condizioni nevose non ci hanno permesso di portarli tutti a termine, c’è stato una particolarità che ha contraddistinto l’anno passato. Infatti abbiamo concluso il ciclo dei 3 appuntamenti obbligatori (neve, roccia, alta montagna) relativi agli “ Incontri di ripasso-aggiornamento per Istruttori di 1° livello”. Se togliamo l’aspetto dell’obbligatorietà che ha spaventato tanti istruttori, penso che il bilancio possa ritenersi più che positivo. E’ stata occasione per condividere dei bei momenti di gruppo tra i componenti della Scuola ed ha permesso di consolidare rapporti con la vicina scuola di Montecchio, nostra compagna di avventura per tutti e tre gli incontri.

In particolare l’ultimo appuntamento, tenutosi in Presanella nell’ultimo weekend di giungo 2017, ha avuto un carattere del tutto innovativo. Non ci siamo limitati, infatti, come tutte le altre scuole afferenti alla commissione VFG ad una classica giornata in Marmolada, ma abbiamo programmato un weekend con prima giornata di aggiornamento e manovre ed una seconda giornata con salita in ambiente. Purtroppo anche in questo caso il tempo non è stato clemente, ma penso che l’obiettivo di affiatare il gruppo sia stato ugualmente centrato.

Per quanto riguarda il futuro, non posso non fare un riferimento alla decisione della Commissione Nazionale di unificare i titoli di Istruttore di Sci Alpinismo e Istruttore di Snowboard Alpinismo. 

E’ stata finalmente riconosciuta l’uguaglianza degli “scivolatori” dell’ambiente innevato, cosa che si chiedeva da inizio anni 2000 quando con pochi altri “bregari” (tavolari, in dialetto Trentino) iniziammo il cammino per veder riconoscere l’uso dello snowboard nelle discipline alpinistiche del CAI. 

E’ stato un lungo cammino che ha comportato innumerevoli discussioni a vari livelli, con le commissioni, con le scuole, con gli amici scialpinisti, e che alla fine era sfociato nell’istituzione del titolo di Istruttore di Snowboard Alpinismo (a quel tempo i puri dello scialpinismo non vollero accomunare le due specialità).

Eppure oggi, che ci siamo visti riconoscere quello che si chiedeva all’inizio, tale scelta ha deluso anche gli snowboarder più giovani che non hanno vissuto i primi anni di sperimentazione e si sentono ora privati di una specificità, di una sigla, di una patacca che ormai avevano dato per acquisita: infatti la sigla ISBA non esisterà più. Alla fine, per far tacere le polemiche, si è deciso che chi ha già conseguito questo titolo lo manterrà (specie destinata all’estinzione quindi) ma i nuovi titolati saranno Istruttori di Sci Alpinismo indipendentemente dall’attrezzo di risalita.

La conseguenza immediata è che il corso di Istruttore Regionale di Sci Alpinismo è aperto agli utilizzatori dei vari tipi di attrezzo: splitboard, tavola unita con ciaspole, sci da scialpinismo e sci da telemark.

Inoltre è ammessa la partecipazione con la tavola al corso INSA, possibilità che consentirà di far progredire l’uso di questo attrezzo che, fino ad oggi, non poteva contare su una figura di Istruttore Nazionale (lo snowboarder che voleva affrontare una specializzazione di secondo livello doveva obbligatoriamente farlo con gli sci).

Infine la parificazione scenderà a cascata fino ai corsi sezionali: non a caso infatti troverete nei nostri programmi il solo corso SA1, ma che sarà aperto a tutti gli attrezzi. 

In conclusione io mi sento soddisfatto e potrò tornare a vivere la montagna per le emozioni che mi ha sempre dato ma con una maggiore leggerezza di spirito. Insegnerò sempre ad apprezzare i valori veri, il profumo della neve, il frizzantino dell’aria ghiacciata sul viso, la sensazione di conduzione, il rispetto per un ambiente grandioso, la paura delle valanghe, la consapevolezza della piccolezza umana, il coraggio della rinuncia.

 

Nicola Bernardi, INSA ISBA

Direttore della Scuola di Montagna Gino Soldà