Discorso del Direttore 2020

 

Il gusto del senso dell'equilibrio quando percorriamo una cresta, la sensazione di aggrapparsi ad una tacca nella roccia affidandoci alla forza delle dita, l'emozione di sentire la conduzione degli sci che sprofondano nella polvere.... Solo la passione per il dominio dell'elemento naturale ci guida quando andiamo in montagna. 

Nessun altro motivo è altrettanto forte e nessun'altra esigenza ci spinge ad andare in montagna per una vita intera. 

È essenzialmente una forza egoistica quella che ci spinge, un'esigenza interna che serve a farci percepire i nostri limiti, a farci illudere che possiamo controllare la natura. Ed è proprio dove la terra incontra il cielo che questo miracolo si concretizza, che ci rendiamo conto di essere vivi, che ci stacchiamo dalle preoccupazioni della quotidianità, che possiamo inspirare a pieni polmoni l’essenza dell'essere uomo. 

E più spesso arriviamo al culmine di questo piacere, più spesso vogliamo ritornare a sentirlo. 

E allora come fa a nascere l'idea di fare una scuola di alpinismo da dei sentimenti così intimi e privati? Come mai ad un certo punto sentiamo l'esigenza di prendere per mano degli estranei per accompagnarli a conoscere un luogo che è la porta per percepire l'essenza della nostra esistenza? Perché ad un certo punto non ci accontentiamo più di essere soli o con pochi intimi nel momento in cui stacchiamo le punte dei piedi dal mondo materiale per innalzarsi in qualcosa di supremo? 

Penso sia ancora una esigenza della nostra anima che ci spinge a farlo. Ci piace insegnare a chi ha in sé il germe di questa ricerca a percorrere il sentiero che dal fondovalle si inerpica pian piano fino a dove l'aria è tersa e il nostro cervello si libera di tutti gli orpelli che ci incastrano in questo mondo. Ci piace rientrare in rifugio e davanti ad una birra riassaporare le emozioni che anche noi al tempo delle prime ascensioni avevamo provato.  Ci piace guardare negli occhi queste persone e percepire il senso di gratitudine per essere stati i loro accompagnatori, i loro maestri.

Infine, ci ritroviamo a sperare che qualcuno di questi ragazzi, mosso dal senso di gratitudine, voglia seguire il nostro esempio e voglia pian pianino ripercorrere la strada che ci ha portato ad essere istruttori CAI. 

Ecco la genesi delle emozioni che mi ha portato a cercare di raggiungere le cime più impervie e poi a scegliere di impiegare buona parte del mio tempo alpinistico per trasmettere a qualche persona speciale la chiave per trovare l'essenza della vita. 

Eh sì, perché noi istruttori CAI siamo proprio delle persone speciali, dei privilegiati direi. Persone che hanno trovato il passaggio segreto per la comprensione dell'animo umano e che hanno voluto poi dedicarsi a insegnarne la pista. Volontari ci chiamano. Sì... Volontariamente facciamo quello che ci fa sentire vivi. Volontariamente scegliamo di lasciare le comodità e di torturare il nostro fisico per inseguire la pace interiore. Volontariamente ci inventiamo la scusa di accompagnare in montagna gli altri per non restare a casa.... 

E oggi, quando tra l'altro ricopro un ruolo di primo piano all'interno della scuola, quali sono, mi chiedo, le sensazioni che governano il mio animo? 

Vari eventi, infortuni ed imprevisti, nonché varie scelte, lavorative e famigliari, hanno fatto sì che da un po' di tempo non riesca a provare l'apice del piacere alpinistico e questo ha inevitabilmente inaridito il mio animo, allontanandomi dalla zona di trapasso tra essere umano e immensità della natura che è la cima di una montagna. 

Ho bisogno di sistemare alcune cose, fisiche e non, ho bisogno di ritrovare l'incoscienza che mi portava lassù, ho bisogno di ritrovare me stesso. 

Ecco perché, sempre seguendo le mie emozioni, scelgo di farmi da parte lasciando la conduzione della scuola a chi, fortunatamente, può dare nuova motivazione alla squadra degli istruttori. 

E lo faccio in un momento non facile, quando la scuola si pone tanti interrogativi rispetto al suo ruolo, cercando di mantenere l'equilibrio tra qualità del servizio offerto ed esigenze mutate degli utenti della scuola, che sempre più spesso cercano in noi un accompagnatore piuttosto che un maestro. 

Ma so adesso di poter affidare la scuola ad una persona veramente in gamba che saprà dare la sua impronta e saprà guidare con una salda presenza la scuola attraverso la metamorfosi che inevitabilmente la aspetta. 

Buona salita e.... a presto! 

 

Nicola Bernardi